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SACRO GRUPPO "LA CADUTA AL CEDRON "

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" Detto questo , Gesù uscì con i suoi discepoli e andò di là dal torrente Cédron, dove c'era un giardino nel quale entrò con i suoi discepoli " (Gv 18,1)

La scena raffigurata dal Sacro Gruppo è forse una delle migliori rappresentazioni della duplice natura di Gesù Cristo. Infatti il Cristo della “Caduta al Cedron” riesce ad esprimere, tramite l’intensità del suo sguardo, il travaglio interiore di un animo umano e, nel contempo, la regale nobiltà di chi accetta le umiliazioni con serena rassegnazione, perché la missione che si sta per compiere appartiene alla sfera del divino.

Subito dopo essere stato arrestato, Gesù cade, mentre sta attraversando il torrente Cedron, e volge lo sguardo al cielo. Accanto a Lui ci sono due soldati, che cercano di sollevarlo, e un tribuno romano che impartisce gli ordini ai due soldati per condurre Gesù davanti al Sinedrio.

L’intera scena rappresentata non trova riscontro in nessuno dei Vangeli Canonici, ad eccezione del Vangelo secondo Giovanni (18,1), dove viene semplicemente nominato il torrente, senza alcun riferimento alla caduta.

Il Sacro Gruppo, secondo alcuni testi, venne concesso ai naviganti (“nauta”) con un atto notarile intorno agli anni '20 del '600, ma l’atto di concessione non è stato ancora trovato.

L’opera, che oggi si può ammirare, viene, sempre secondo alcuni testi, attribuita a Francesco Nolfo.

Chiunque però ne sia stato l'autore, è certo che ha saputo creare un’opera dallo spiccato stile barocco e del tutto originale. I “personaggi cattivi” sono vestiti e acconciati secondo la moda spagnoleggiante seicentesca. Soprattutto il tribuno, le cui vesti ed il cui elmo ricordano molto da vicino un cavaliere della "Chanson de geste" e la cui barba ha poco a che vedere con i volti ben rasati dei soldati romani. Per quanto riguarda invece Gesù, molti concordano nell’affermare che il suo volto è uno tra i più belli ed espressivi di tutta la Processione, suscitando la devozione dei fedeli. In particolar modo, la serenità del Suo volto stride con la crudeltà che traspare dai volti dei tre “cattivi”, co-protagonisti della scena. Una curiosità riguarda poi il soldato alle spalle di Gesù: questi, infatti, viene soprannominato dalla fantasia popolare “Neli ca m’budda” o “Peppi ceusa”.

Dopo la ricostruzione, presumibilmente eseguita da Francesco Nolfo, il Sacro Gruppo non ha subito nessun cambiamento; anche la preziosa “vara”, raffigurante quattro storiche imbarcazioni a vela, non ha subito modifiche, per cui è una delle originali. L’unico cambiamento è consistito nella diversa dislocazione delle aste dei portatori, per poter consentire ai fedeli una visione frontale; infatti prima il Sacro Gruppo veniva portato in processione lateralmente.

Il Sacro Gruppo tutt’oggi è curato dai Naviganti; apre la serie delle "scinnute" durante i venerdì quaresimali (a partire dal secondo dopoguerra, sostituendosi al Ceto degli Ortolani) e sfila con una processione, composta da ragazzi provenienti dall’Istituto Nautico o da famiglie di “gente di mare”, indossanti la divisa della marina mercantile e sorreggendo con una mano una lunga cima, con l’altra un cero.







ALCUNE INFORMAZIONI SONO STATE TRATTE DALLA LETTURA DI :

- G. Cammareri, “La Settimana Santa nel trapanese. Passato e Presente”, Coppola Editore; “I Misteri nella sacra rappresentazione del Venerdì Santo a Trapani”, Libreria Editrice “Il Pozzo di Giacobbe”.

- Giacoma Pilato-Paolo Tinorio, “I PERCORSI DEL SACRO. I Misteri del Venerdì Santo a Trapani.”, Edizioni Guida.







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